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Lo scavo archeologico, oltre che mettere in luce le tombe e le strutture megalitiche, sepolte o semisepolte, ha permesso il recupero di numerosi oggetti che facevano parte del “corredo” del defunto, cioè una serie di oggetti che venivano collocati accanto all’inumato, forse appartenenti allo stesso, per aiutarlo nella sua vita ultraterrena, nel mondo dei morti. Proprio grazie alle ceramiche rinvenute si sono potute quindi ricostruire le fasi cronologiche-culturali della necropoli: alla cultura di Ozieri (Neolitico Recente: 3400-2800 a.C.), a cui si deve ascrivere l'impianto originario delle domus, seguono le culture di Filigosa e Abealzu (Eneolitico iniziale e medio: 2800-2400 a.C.), Monte Claro (Eneolitico recente: 2400-2100 a.C.), Campaniforme (Eneolitico finale: 2100-1800 a.C.) ed, infine, la cultura di Bonnanaro (Bronzo Antico: 1800-1600 a.C.).
Tutti i reperti provenienti dalla necropoli di Montessu sono conservati e in parte esposti presso il Civico Museo Archeologico del vicino paese di Santadi, di cui Villaperuccio, fino a poco tempo fa, costituiva frazione.