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Fondo FESR
Il sito è ubicato sulla sommità di un'altura tufacea, ad Est del Riu Mannu. La posizione strategica permetteva il controllo delle due antiche vie di penetrazione che collegavano il Sulcis orientale con la valle del Cixerri e con il Campidano di Cagliari.
L’area era già stata frequentata durante il Neolitico, con la presenza di una necropoli a domus de janas, alcune delle quali riutilizzate poi in epoca punica; il sito fu occupato da un villaggio nuragico sorto attorno al nuraghe Diana ed, infine, da un importante insediamento fortificato fenicio-punico, risalente con ogni probabilità al periodo tra la seconda metà e la fine del VII sec. a.C., (come testimonia la ceramica rinvenuta sull'acropoli). La fortezza fenicio-punica faceva parte del sistema fortificato sulcitano, realizzato durante i sec. VII-VI a.C. dai Fenici di Sulci, a difesa del territorio oggetto della loro colonizzazione secondaria nell’estremo sud-ovest della Sardegna, contro il pericolo di ritorni offensivi da parte dei Protosardi che vivevano nelle montagne iglesienti, sistema che comprendeva le posizioni fortificate di Sa Turritta di Seruci (Gonnesa), Monte Sirai (Carbonia), Monte Crobu (Carbonia), Corona Arrubia (Nuxis), Pani Loriga (Santadi), Porto Pino Porto Botte (S. Anna Arresi) identificabile con il “Sulcitanus Portus” dei geografi romani.
L'accesso all'acropoli, che si trovava sulla parte occidentale della collina, avveniva per mezzo
di una strada che partiva dalle pendici del colle, attraverso una cinta muraria esterna. L’i
nsediamento era costituito da una cittadella fortificata che conteneva una serie di edifici,
interpretabili come quartiere abitativo, risalente al III sec. a.C. Su un piccolo pianoro lungo le
pendici Sud-occidentali dell'altura si individua la necropoli di età fenicia, della quale sono
state scavate circa 150 tombe, databili tra i primi anni e la seconda metà del VI sec. a.C. Le
sepolture erano per lo più del tipo “a fossa”, nelle quali era praticato in prevalenza il rito
dell'incinerazione; tali fosse erano di forma oblunga o sub-rettangolare, con una profondità di
circa 30 cm. La più tarda necropoli punica era invece situata lungo il versante Nord-occidentale, e
comprendeva alcune tombe scavate nel banco roccioso, con corridoio d’accesso e camera ipogeica. I
corredi rinvenuti all’interno di queste tombe ipogeiche possono datare la necropoli tra il V e il
IV sec. a.C. Un luogo di culto, che alcuni identificano come un tofet, sembra individuarsi ad Est
dell'acropoli, sull'altra propaggine della collina. Il sito, che prende il nome dai proprietari del
terreno, fu interessato da varie campagne di scavo ad opera di Giovanni Tore e di Enrico Atzeni tra
il 1968 e il 1974.