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I siti più antichi risalgono al Neolitico Recente/Finale (fine IV-inizi III millennio a. C.),
periodo caratterizzato, in tutta la Sardegna, dalla cultura di “Ozieri”.
Si conoscono vari contesti abitativi, come il villaggio presso la piccola necropoli a domus
de janas di Sa Grutta e, soprattutto, il villaggio di S’Arriorgiu, ai cui abitanti, con tutta
probabilità, si deve la costruzione e l’utilizzo della grandiosa necropoli preistorica di
Montessu.
L’insediamento di S’Arriorgiu si trova sulla sommità di un lieve rialzo arenaceo,
alla periferia Nord-Est del nucleo urbano di Villaperuccio, in corrispondenza di un deposito
d'acqua “a torre”. Nel 1973 alcuni lavori per la messa in opera di tubature idrauliche permisero la
scoperta di una quindicina di sacche culturali, contenenti un ricco deposito archeologico,
pertinenti ad un villaggio capannicolo di cultura “Ozieri”, del Neolitico Recente/Finale. I
ritrovamenti riguardarono soprattutto vasi ceramici legati alla vita quotidiana (alcuni dei quali
decorati con particolare raffinatezza ed eleganza), industria litica per lo più in ossidiana (tra
cui varie punte di freccia), macine e pestelli (a testimoniare la pratica dell’agricoltura),
punteruoli in osso, resti di pasto (ossa di capra, di maiale, di bue).
In vari siti del territorio sono state poi evidenziate delle aree di culto, identificate
dalla presenza di numerosi menhir, monumenti preistorici costituiti da monoliti infissi sul
terreno, attribuibili anch’essi alla cultura di Ozieri, del Neolitico Recente. I
menhir di Villaperuccio, ubicati nelle località Monte Narcao e Terrazzu, Is Pedras
Crocadas, Is Pireddas, Is Melonis, Bacc'e Fraus e tra le località di Is Faddas e Is Cotzas, sono
realizzati in trachite o granito. Talvolta sono mutili e con le superfici abrase, e raramente
occupano la posizione originaria. Benché in alcuni di essi si noti la tendenza all'appiattimento
della faccia principale e all'assottigliamento dell'estremità superiore, sono di tipo aniconico,
non presentano cioè elementi che richiamano la figura umana. Hanno in genere forma parallelepipeda,
talvolta tendente al conico con sezione trasversale subtrapezoidale o subellitica.
Il gruppo più importante si trova nella valle di Terrazzu, dove è ubicato il menhir più
grande e imponente, detto di "Luxia Arrabiosa" (alto più di 5 metri). Il monolite, con la faccia
principale esposta a Sud-Est, presenta sezione trasversale trapezoidale con angoli arrotondati.
Ma l’aspetto più significativo della preistoria di Villaperuccio è costituito senz’altro dalle
necropoli ipogeiche a domus de janas, le tipiche grotticelle artificiali neolitiche sarde.
Tra queste, spicca, per importanza e monumentalità, la grandiosa
necropoli di Montessu, scoperta e studiata sin dal 1970.
Un’altra importante necropoli a domus de janas è quella di
Marchiana, ubicata sul costone Sud-Est del Monte Senzu di Magai. Nonostante molte
delle tombe siano interrate o ricoperte da vegetazione, si individuano alcune decine di ipogei,
quasi sempre in cattivo stato di conservazione, a causa del progressivo disfacimento della roccia
naturale. Si tratta di
domus di varie tipologie, tra cui si distingue il tipo a camera rettangolare e nicchie
laterali. Come già a Montessu, inoltre, alcune tombe presentano la facciata completata con
strutture murarie. Nel 1995 la necropoli fu oggetta di scavi clandestini, la cui segnalazione portò
ad un intervento di indagine scientifica da parte della competente Soprintendenza Archeologica. I
materiali archeologici recuperati hanno permesso di ricostruire le fasi cronologiche che si sono
susseguite nel sito, dal Neolitico Recente all’Eneolitico sino al periodo del Bronzo Antico.
Una terza necropoli, infine, è localizzata in località Sa Grutta, sulle pendici sud orientali del monte Narcao, a circa 1 Km ad Ovest dal sito di Montessu. Si tratta di almeno tre domus de janas, anche se è possibile che attorno ce ne dovessero essere altre, interrate o distrutte. La parete rocciosa nel quale si aprono le domus si interrompe in un punto per un antico crollo, assumendo un andamento a “V”. A Sud si individua una tomba monocellulare (tomba I), a pianta semicircolare, fortemente danneggiata dall’erosione. Nella parete opposta si individua una seconda domus (tomba II), anch’essa molto danneggiata: si tratta di un unico ambiente semicircolare, fornita di copertura “a forno”, con ingresso semplice sopraelevato e bancone lungo la parete di fondo.
Nelle fasi preistoriche successive alcuni dei siti del Neolitico Recente/Finale continueranno ad
essere utilizzati, come ad esempio le necropoli di Montessu e di Marchiana, frequentate sino alla I
età del Bronzo, ma si avranno anche nuovi insediamenti, come i villaggi di Conchileddu e di Monte
Pranu, attribuibili alla cultura di Monte Claro (Eneolitico Recente: seconda metà del III millennio
a.C.).
L’esistenza del
villaggio eneolitico presso il Nuraghe Conchileddu, in località Concale Mannu, ai
piedi del Monte Narcao, è testimoniata sia dalla presenza di alcuni resti murari ad andamento
rettilineo, costruiti in blocchi basaltici integrati da ciottoli, sia da numerosi frammenti
ceramici pertinenti a vasi tipici della cultura di Monte Claro: scodelle, olle, vasi a collo, vasi
cilindrici, tripodi, con elementi peculiari quali l’orlo a tesa e i piedi di tripode a nastro
insellato.
Un secondo insediamento Monte Claro è invece stato individuato nella piana attualmente invasa
dal lago artificiale di
Monte Prano. Nell’area, durante i periodi siccitosi o estivi, è possibile
individuare una serie di strutture murarie, ridotte a semplice zoccolo di base: si tratta di
murature ad andamento rettilineo, che delimitano capanne articolate in più vani, variamente
disposti; nelle strutture è attestata anche la presenza di piccoli ambienti semircolari, aperti
verso l’esterno, interpretabili come forni. Un piccolo saggio di scavo stratigrafico effettuato
dalla competente Soprintendenza Archeologica all’interno di una di tali strutture ha permesso il
recupero di materiali ceramici chiaramente pertinenti alla cultura di Monte Claro.